L’Almanacco della Scienza del CNR dedicato ai settecento anni dalla morte di Dante Alighieri

La Legge n. 153 del 12 ottobre 2017, dispone la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci e Raffaello Sanzio (2020) e dei settecento anni dalla morte di Durante di Alighiero degli Alighieri, conosciuto anche come Dante.

Il 2021 sarà l’anno dedicato alla divulgazione e la diffusione della conoscenza della vita e dell’ opera del Sommo Poeta, la cui morte avvenne a Ravenna tra il 13 e il 14 settembre del 1321.

Molteplici sono le iniziative previste in Italia e all’estero: conferenze, installazioni musive, letture pubbliche delle opere dantesche, concerti, summer school e opere teatrali, solo per citarne alcune.  Dante è il simbolo e l’icona della cultura italiana nel mondo ma è anche uno straordinario patrimonio popolare, non riservato alle élite, ma a disposizione di tutti” – D. Nardella, Sindaco di Firenze.

Per celebrare questo anniversario, il CNR ha dedicato a Dante Alighieri il Focus dell’Almanacco della Scienza del Cnr on line, reperibile al seguente link www.almanacco.cnr.it,  che ne esamina, con l’aiuto dei ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche, vari aspetti della vita e delle opere.

Di seguito riportiamo il contributo di Fabio Marcelli, Direttore dell’ISGI, che  esamina la concezione dantesca della giustizia. Il contributo è anche disponibile nell’Almanacco della Scienza al seguente link https://is.gd/XexNHT

La giustizia nell’Alighieri

Dante Alighieri, intellettuale ben consapevole delle problematiche fondamentali del suo tempo, pagò sulla propria pelle come rifugiato politico lo schieramento senza compromessi né arretramenti all’interno del dibattito ideologico e politico e degli scontri di poteri dell’epoca, e dedicò parte non trascurabile del suo pensiero al tema della giustizia.

Vari sono i riferimenti contenuti nella Divina Commedia. La giustizia ha spinto, innanzitutto, Dio a punire chi ne trasgredisce le regole: “Giustizia mosse il mio alto fattore” è scritto sulla porta dell’Inferno, Canto III, verso 4. Il concetto viene ripreso più volte nel corso della prima Cantica, illustrando le pene cui devono soggiacere i dannati, fino ad assumere le sembianze di un’arte “orribile”, con riferimento alla pena atroce cui sono sottoposti i bestemmiatori (Canto XIV, verso 6), dotata dell’attributo dell’infallibilità parlando della punizione dei falsari (Canto XXIX, verso 56) e tuttavia “rigida”, nella lamentela espressa da Maestro Adamo che di quest’ultima genia fa parte (Canto XXX, verso 70).

Se quindi la giustizia cui si fa riferimento nell’Inferno è colta esclusivamente nella sua dimensione retributiva, non esente da larvate critiche, nel Purgatorio essa viene colta anche come spinta umana a comportarsi rettamente, in particolare nell’episodio di Traiano e della donna che reclamava giustizia per il figlio morto (Canto X, verso 93). Ovvero come obiettivo ultimo cui deve tendere l’evoluzione umana: “non v’accorgete voi che noi siam vermi nati a formar l’angelica farfalla, che vola a la giustizia sanza schermi?” (Canto X, verso 126). O come strumento atto ad agevolare l’ascesa verso il Paradiso: “Deh, se giustizia e pietà vi disgrievi tosto, sì che possiate muover l’ala, che secondo il disio vostro vi lievi” (Canto XI, verso 37).

Giustizia è però anche, nel pensiero di Dante, un attributo del mondo ideale da edificare. Nell’argomentare la necessità di punire il peccato d’invidia, Virgilio apre una prospettiva ben più ampia al discorso, sottolineando l’opportunità di indirizzare i propri desideri verso il conseguimento del bene comune: “Ma se l’amor de la spera supprema torcesse in suso il disiderio vostro, non vi sarebbe al petto quella tema ché, per quanti si dice più lì nostro, tanto possiede più di ben ciascuno, e più di caritate arde in quel chiostro” (Canto XV, versi 52-54). Per combattere l’invidia non è quindi sufficiente astenersi dal desiderare i beni altrui, occorre altresì promuovere una superiore convivenza tra gli esseri umani, ispirata alla solidarietà fraterna, sub specie di carità cristiana.

Evidenti sono i richiami ai principi di giustizia distributiva e può cogliersi una significativa consonanza con taluni elementi della recente enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti”, un importante documento che contiene a sua volta vari riferimenti alla giustizia, oltre che alla carità, di cui la politica deve costituire una forma importante. Ugualmente la giustizia costituisce un ingrediente fondamentale della società da edificare sul modello di quella esistente nell’età dell’oro, secondo le parole di Stazio: “Secol si rinova; torna giustizia e primo tempo umano, e progenïe scende da ciel nova” (Canto XXII, versi 70-72).

Sentimento ispiratore dei sovrani terreni che, a parere di Dante, seppero ispirare la propria azione concreta a tale ideale – “la viva giustizia che mi spira”, dice Giustiniano (Paradiso, Canto VI, verso 88), ma anche strumento insufficiente di per sé: “tutti li altri modi erano scarsi a la giustizia, se ‘l Figliuol di Dio non fosse umilïato ad incarnarsi” nelle parole di Beatrice (Paradiso, Canto VII, versi 118-120). E perfino suscettibile di essere pervertito mediante un’interpretazione abusiva da parte del potere: “la nequizia di quella legge il cui popolo usurpa, per colpa d’i pastor, vostra giustizia”, secondo Cacciaguida (Paradiso, Canto XV, versi 142-144).

Molteplici sono, in conclusione, le implicazioni e le sfaccettature del concetto di giustizia nel pensiero di Dante Alighieri, per come esso si rispecchia in particolare nella sua opera maggiore. E alcune di esse mantengono, nella loro acuta problematicità, caratteri di attualità indubbia e scottante.

Fabio Marcelli, Istituto di studi giuridici internazionali, email fabio.marcelli@cnr.it