Il diritto all’autodeterminazione rappresenta tuttora uno dei cardini fondamentali del diritto internazionale. A conferma, tuttavia, del carattere ancora fortemente patriarcale di quest’ultimo, le fonti giuridiche internazionali in materia attribuiscono scarsa o nulla attenzione al ruolo delle donne, la cui tutela è stata delegata a convenzioni a carattere specifico o settoriale. E’ invece evidente come una reale democrazia e un’effettiva applicazione del principio di autodeterminazione potranno essere raggiunte solo riconoscendo in modo esplicito il ruolo, la soggettività e i diritti delle donne come parti fondamentali e maggioritarie dei popoli e riconoscendo quindi la differenza di genere come principio fondamentale.
Può essere interessante, al riguardo, effettuare una ricognizione su come tale ruolo, tale soggettività e tali diritti siano affrontati all’interno di movimenti popolari in lotta per l’autodeterminazione. L’interesse aumenta se prendiamo in considerazione quelli fra di essi che operano in situazioni fortemente segnate storicamente dal predominio maschile, come quelle del Nord Africa e del Medio Oriente, dove spesso le donne sono relegate a una situazione di inferiorità per un complesso di motivi di carattere eminentemente storico e culturale.

INTERVENGONO:

  • Maya Issa, Studentessa di scienze politiche e relazioni internazionali e rappresentante dei giovani della comunità palestinese di Roma e del Lazio
  • Hazal Koyuncuer, portavoce comunità curda in Italia
  • Fatima Mahfud, rappresentante del Fronte Polisario (Sahara occidentale)
  • Maria Edgarda Marcucci, attivista ed ex combattente YPJ (Yekîneyên Parastina Jin), unità di protezione della donna delle Forze democratiche siriane

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