Il caso Khaled El-Masri c. l’ex Repubblica Iugoslava della Macedonia deciso dalla Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo il 13 dicembre 2012, ha riportato l’attenzione sulla pratica delle c.d. extraordinary renditions, programma antiterrorismo della CIA predisposto in seguito agli eventi dell’11 settembre 2001, e destinato alla cattura, alla deportazione e alla detenzione in segreto, di individui sospettati di essere terroristi. Il ricorrente, cittadino tedesco di origini libanesi, veniva arrestato il 31 dicembre 2003 dalle autorità macedoni, al momento del suo ingresso in quel paese dalla Serbia e veniva trattenuto in stato di isolamento, e sottoposto a ripetuti interrogatori e a maltrattamenti, fino al 23 gennaio 2004, quando veniva consegnato alla CIA per essere trasferito in un centro segreto di detenzione in Afghanistan e lì sottoposto a detenzione in stato di isolamento e a diverse forme di tortura e trattamenti disumani e degradanti. Il 28 maggio 2004, il ricorrente veniva imbarcato su un volo per l’Albania e rilasciato. Con la sentenza per la prima volta i giudici di Strasburgo riconscono la responsabilità di uno Stato europeo (ma sono pendenti ricorsi contro Polonia, Lituania e Romania) per la partecipazione alle sparizioni forzate eseguite dalla CIA; nel caso specifico la Macedonia è stata considerata responsabile ai sensi degli articoli 3, 5, 8, per il coinvolgimento dei propri funzionari, e ai sensi dell’articolo 13 della Convenzione in tema di garanzia ad un ricorso effettivo per l’assenza di indagini effettive da parte delle autorità nazionali.