Solo nel 2007, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha affrontato per la prima volta il tema delle connessioni tra energia, cambiamento climatico e sicurezza collettiva. Da allora i profili giuridici del cambiamento climatico sono aumentati notevolmente e possono essere ricondotti oggi a tre macro tematiche che occorre analizzare e studiare: la sicurezza collettiva ed individuale sempre più minacciata dall’impatto drammatico del cambiamento climatico sullo stato dell’ambiente e sulla disponibilità delle risorse naturali; l’innalzamento del livello dei mari e le conseguenze su molti aspetti della convivenza umana e sugli ordinamenti giuridici; l’aumento esponenziale del fenomeno migratorio che il cambiamento climatico è destinato a produrre, e questa volta non solo dai Paesi meno sviluppati verso i più sviluppati ma anche da quelli più caldi verso quelli più freddi.

In tale contesto, l’ISGI ha avviato studi e ricerche in tre aree di maggiore interesse per il nostro Paese e cioè in materia di (A) innalzamento del livello del mare e minaccia per la biodiversità marina; (B) migrazioni per ragioni climatiche e (C) Cambiamento climatico, diritti umani e governance del Mediterraneo

Responsabile: Gemma Andreone – Dirigente di ricerca

  1. Innalzamento del livello del mare

Negli ultimi decenni, la comunità scientifica ha studiato il fenomeno del cambiamento climatico e il conseguente aumento del livello del mare, incluso gli effetti negativi che causa sull’ambiente marino e sugli ecosistemi fragili e sui mari semichiusi, come il Mediterraneo.

Il fenomeno è oggetto di studio anche dal punto di vista giuridico all’interno del lavoro della Commissione di diritto internazionale per ciò che riguarda l’innalzamento del livello dei mari, la statualità, il diritto del mare e i diritti umani.

È ampiamente riconosciuto infatti l’innalzamento del livello dei mari avrà delle implicazioni sullo stato giuridico degli spazi marini e delle coste. Alcune parti della terra emersa sono già sparite e molte sono destinate a sparire nel prossimo futuro generando una instabilità notevole dal punto di vista giuridico sia in relazione all’esistenza stessa di alcuni stati insulari o arcipelagici sia in relazione alle rivendicazioni unilaterali degli Stati sui propri confini marittimi interni ed esterni nonché in relazione ai trattati bilaterali in materia.

Le modifiche geomorfologiche dei territori statali possono avere quindi effetti significativi ed irreversibili sul godimento di molti diritti collettivi ed individuali, ai quali di diritto deve essere in grado di dare risposte concordate sul piano internazionale. Questi fenomeni poi portano inevitabilmente all’aumento della conflittualità interstatuale ma anche interna alle comunità statuali stesse.

Il cambiamento climatico non produce solo l’innalzamento del livello del mare, con le note conseguenze in termini di erosione costiera, ma rappresenta anche una minaccia per l’ambiente marino nelle aree costiere e nei mari semichiusi poiché con l’aumento della temperatura delle acque e della loro acidificazione, gli habitat naturali, normalmente ricchi di biodiversità, vengono ad essere profondamente modificati e deteriorati.

In tale conteso, la Dichiarazione Ministeriale UNEP/MAP, adottata nel dicembre 2019 dalle Parti alla Convezione di Barcellona sulla protezione dell’ambiente marino e delle regioni costiere del Mediterraneo, ha stigmatizzato così la situazione attuale: “climate change triggers important risks for our coastal and marine ecosystems – and, therefore, for human well-being and security – affecting biodiversity […]”.

Lo studio che l’ISGI conduce sugli effetti del cambiamento climatico sulla biodiversità marina si focalizza anche sul recente negoziato intergovernativo per l’adozione di un Implementing Agreement alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare dedicato al tema della tutela della biodiversità marina e delle risorse genetiche dell’alto mare, nonché sul tema della necessaria e improcrastinabile cooperazione tra gli Stati rivieraschi di mari semichiusi o particolarmente fragili come il Mare Mediterraneo.

  • Migrazioni per ragioni climatiche

La scienza ci dice cosa è accaduto e accadrà, questa volta in breve tempo, al pianeta e quali conseguenze questo avrà sulla vita umana ovunque, ma con conseguenze e costi (di breve e lungo periodo) diversi da luogo a luogo. L’aumento della migrazione è una di queste conseguenze, che servirà a sua volta, come in passato è già avvenuto, ad adattarci ed assicurarci la sopravvivenza.

La migrazione è una parte fondamentale della sopravvivenza della specie umana ed è un fenomeno multiforme, nel senso che spazia dalla migrazione funzionale al sistema economico dominante (masse di lavoratori che si sono spostati e si spostano rispondendo all’offerta del mercato) alla migrazione inerente alla società globalizzata (spostamento di know how e tecnologie e acquisizione mercati da parte del settore privato), passando per la gli spostamenti forzati di richiedenti asilo (rifugiati che scappano per persecuzioni o conflitti), fino alla migrazione cd. irregolare o clandestina, quella diciamo “incriminata” nel senso che nessuno sembra volere e che tutti combattono, ma che tuttavia è quasi sempre solo momentaneamente clandestina e solo in parte (in determinati momenti storici) respinta dai sistemi sociali, e quindi la chiameremo “migrazione temporaneamente irregolare/clandestina”.

È in questo ultimo ambito che si rintracciano i casi attuali e futuri di migrazioni cd. climatiche. Questa particolare categoria è trasversale alle società/stati (ricche/ povere, industrializzate o meno, dittature/democrazie ecc) e alla nazionalità delle persone.

Questa trasversalità è il punto decisivo per costruire la nostra visione: occorre ascoltare la scienza, rileggere la storia (e la storia della genetica) e preparare l’adattamento umano al cambiamento ambientale più veloce mai vissuto prima.

Trattandosi di un tema così più ampio rispetto alla narrazione da parte media e dei governi dei paesi occidentali, non possiamo confinarlo alla ‘migrazione temporaneamente clandestina’ di cui sopra.

In altre parole, la questione dell’accoglienza (e salvataggio) dei migranti clandestini è solo un piccolissimo problema (e neanche così costoso come quello derivante dai danni materiali prodotti dal cambiamento climatico all’interno dei singoli paesi, come anche in Italia ad esempio).

Tutto questo ci porta anche a dubitare che sia opportuno parlare di “rifugiati” di tipo ambientale (o climatico) per una serie di ragioni tra cui la necessità di tenere sempre distinti i casi di persecuzioni e conflitti (anche se ovviamente dai cambiamenti ambientali nascono anche persecuzioni e conflitti) e la necessità di avere una prospettiva di lungo raggio; infatti puntare all’obbligo di accoglienza dei migranti climatici (come per i rifugiati) significherebbe fare sempre una politica di breve periodo, per questo per questa categoria occorre pensare a cambiamenti più radicali.

Distinguere tra le molte forme di migrazione ci aiuta a vedere che quelle “clandestine” non sono ancora un reale problema e ci parlano solo di transizioni. Gli aspetti demografici (crescita dell’Africa decrescita/stagnazione demografica di tutti gli altri continenti e età’ media nei vari continenti) e l’aumento della rischiosità degli investimenti pubblici e privati che non siano eco-sostenibili (anche e sempre più in funzione del cambiamento climatico) devono condurre inevitabilmente una buona fetta di mondo a rivedere radicalmente le politiche attuali.

  • Cambiamento climatico, diritti umani e governance del Mediterraneo

Com’è noto il cambiamento climatico produce ed è destinato a produrre effetti, anche irreversibili sull’assetto geopolitico, economico e giuridico nel bacino del Mediterraneo. Pertanto, partendo dai risultati raggiunti all’interno della CSA Bluemed, si intende con questo progetto studiare la portata e la natura di tali effetti e valutarne la loro sostenibilità nel medio e lungo periodo, anche sulla base degli indicatori dei Sustainable Development Goals dell’Agenda 2030.

Per raggiungere questo obiettivo è necessario considerare adeguatamente gli aspetti socio-politici, giuridici e di governance dei sistemi, degli spazi marittimi e degli usi del mare, nonché analizzare le implicazioni dei cambiamenti ambientali e dei crescenti impatti antropici in atto producono nella sfera sociale ed economica del bacino del Mediterraneo.

Partendo dall’analisi della complessità socio-politica, ci si propone, in primo luogo, di definire il quadro giuridico generale esistente e le caratteristiche peculiari della governance di quest’area. In seconda battuta, si procederà alla identificazione delle criticità e degli impatti che i cambiamenti ambientali, in atto e in divenire, sono destinati a generare sulle popolazioni residenti e sugli utilizzatori del Mediterraneo.

Le tipologie di implicazioni da analizzare sono riconducibili ad una dimensione sociale collettiva e ad una dimensione più immediatamente individuale di fruizione dei beni comuni e di esercizio di diritti fondamentali specifici. In relazione alla prima tipologia, l’analisi sarà finalizzata anche ad individuare le forme e i mezzi attraverso i quali garantire la sostenibilità delle attività produttive, verificando la fattibilità del ricorso obbligatorio e preventivo alla Valutazione di Impatto Ambientale e Sociale. Inoltre, ci si prefigge di valutare l’incidenza del cambiamento climatico, e la sua gestione, in termini di sicurezza collettiva, cioè nell’ottica della prevenzione di nuovi conflitti relativi all’accesso alle risorse oppure derivanti dalle migrazioni di massa. Per quanto riguarda la seconda tipologia di implicazioni, ci si occuperà di verificare, anche tenendo conto della disomogeneità sociale e giuridica delle comunità, l’impatto che il cambiamento climatico estremo ha già avuto e potrebbe avere sul godimento, da un lato, di diritti individuali primari come il diritto alla vita, il diritto alla vita privata, il diritto di proprietà e il diritto ad un ambiente salubre e, dall’altro lato, di diritti economico-sociali come diritto al lavoro, al cibo, all’acqua.