5° Sessione della Conferenza Intergovernativa per la conclusione di un trattato vincolante sulla conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità marina dell’alto mare.

Una sfida non da poco quella che si prefiggeva la 5° sessione della Conferenza intergovernativa per la conclusione di strumento internazionale giuridicamente vincolante in materia di conservazione ed uso sostenibile della biodiversità marina e della gestione delle risorse marine genetiche nelle aree marine fuori dalla giurisdizione nazionale, destinato ad essere il terzo Implementing agreement della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982.

La 5° Conferenza intergovernativa, convocata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 72/249 del 2017, era volta all’adozione del testo di accordo proposto dalla Presidente Rena Lee in relazione ai quattro capitoli oggetto del negoziato: a) le risorse marine genetiche e le connesse questioni di condivisione dei benefici derivanti dal loro utilizzo; b) le misure area-based, incluse le aree marine protette, per la tutela delle aree marine oltre la giurisdizione nazionale; c) la valutazione di impatto ambientale; d) il capacity building ed il trasferimento della tecnologia marina.

La Conferenza ha riunito, presso la sede di New York delle Nazioni Unite dal 15 al 26 agosto 2022, più di 180 delegazioni di Stati, agenzie specializzate delle Nazioni Unite, organizzazioni intergovernative di natura globale e regionale e numerose ONG.

Nonostante le quattro precedenti sessioni negoziali, moltissimi erano ancora gli aspetti controversi della materia e le opposizioni fra gruppi di stati con interessi molto diversi, tra questi il gruppo G77, gli stati latinoamericani, quelli africani, i membri dell’UE, la Cina, gli Usa, gli stati occidentali e i paesi in via di sviluppo, gli stati costieri e quelli non costieri e molti altri.

La posta in gioco era assicurare finalmente una regolamentazione in senso più ambientalista alla colonna d’acqua delle aree marine che si trovano oltre la giurisdizione nazionale, che, pur rappresentando una porzione molto significativa del pianeta, sono ancora oggi zone di mare libero, dove tutti gli stati possono liberamente esercitare lo sfruttamento delle risorse, nonché gli altri usi consentiti dal diritto internazionale.

Due settimane di lavoro intensissimo su un testo negoziale molto dettagliato non sono state purtroppo sufficienti a trovare soluzioni di compromesso che soddisfacessero tutte le parti in gioco. La mancata adozione del trattato è, forse, riconducibile, oltre che ai numerosi interessi in gioco, soprattutto alle posizioni poco concilianti dimostrate dalle delegazioni cinese e russa.

I lavori della Conferenza per l’adozione di un quadro giuridico flessibile, ma fortemente orientato alla tutela ambientale, sono fondamentali per garantire la conservazione di lungo termine e l’uso sostenibile della biodiversità marina dell’alto mare e dei fondali marini internazionali. Alcuni recenti rapporti delle Nazioni Unite hanno, infatti, evidenziato che oltre 1 milione di specie, tra cui il 33% dei coralli che formano barriere coralline e un terzo dei mammiferi marini, potrebbero scomparire completamente già nel corso dei prossimi decenni.

Il CNR, da sempre impegnato nello studio e nella ricerca in materia di biodiversità e di regolamentazione giuridica internazionale degli spazi marini, è stato presente al tavolo negoziale grazie alla partecipazione nella delegazione italiana da Gemma Andreone, dirigente di ricerca di diritto internazionale in servizio presso l’Istituto di Studi Giuridici Internazionali (ISGI).

Rassegna stampa

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